• Simona Di Lucia

Don Vittorio Nappi: «o’ Studente» che schiaffeggiò Lucky Luciano

Aggiornato il: mar 14


Don Vittorio Nappi è stato un malavitoso italiano e uno dei più importanti capi della camorra precutoliana. Nato a Scafati, in provincia di Salerno, nel 1896, era soprannominato «o’ Studente» e «’o Signurino»; il boss di Scafati discendeva da una famiglia ricca e di professionisti.

Don Vittorio vestiva sempre con abiti eleganti e aveva l’aspetto e la signorilità di una persona colta. Infatti, studiò presso la Badia di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, dove conseguì il Diploma di maturità classica; successivamente intraprese gli studi di giurisprudenza, arrivando alle soglie della laurea, non completata a causa di un fatto di sangue, inerente ad una faida sentimentale: il fratello di Vittorio corteggiava una ragazza già fidanzata ed il compagno della ragazza accecato dalla gelosia, uccise il fratello di Vittorio. Vittorio non lasciò impunito questo assassinio e per vendicare suo fratello ammazzò il fidanzato della ragazza, ragion per cui finì in carcere. Il 28 settembre 1943, don Vittorio Nappi fu a capo del gruppo di partigiani che respinse le truppe dell’esercito tedesco, molto prima dell’arrivo degli alleati. Tale evento fece da apripista alle famose “Quattro giornate di Napoli”, formando, successivamente, un vero e proprio fronte di resistenza italiano nei confronti dell’esercito nazista.

Don Vittorio era il capo partigiano di Scafati e assieme al fratello Ubaldo, fecero sparire le bombe che i tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale, posizionarono sotto il ponte di Scafati, situato in piazza Vittorio Veneto, per evitare l’arrivo degli alleati. Il gruppo partigiano, guidato da don Vittorio Nappi, fu denominato “28 settembre”. In ragione di quelle imprese, la città di Scafati è stata inserita nel novero delle città decorate al valore militare per la guerra di liberazione ed insignita il 9 maggio 1994 della Croce di guerra al valor militare, per i sacrifici dei suoi cittadini e per l’attività nella lotta partigiana.

Se da un lato, la figura di don Vittorio Nappi è stata collegata, indubbiamente, ad imprese eroiche, bisogna d’altro canto rilevare che la sua esistenza è stata anche associata ad alcuni eventi legati alla malavita. Uno dei “fatti camorristici” più rilevanti, è lo storico schiaffo a Lucky Luciano, l’importantissimo boss italo-americano, che era arrivato in Italia, in seguito all’espulsione dagli Stati Uniti d’America e alla remissione dei suoi reati da parte della giustizia statunitense, per le sue attività collegate allo sbarco degli alleati in Sicilia. Il guappo di Scafati e il boss italo-americano erano, infatti, legati da un fil rouge esistenziale: da un lato, la propria nobile ed eroica attività di contrasto al nazi-fascismo e dall’altro, il loro essere legati a fatti criminali e antisociali.

La storia dello schiaffo, nel 1951, a Lucy Luciano, all’ippodromo di Agnano, è abbastanza controversa, perché questo “vanto camorristico”, da parte di un guappo locale, che avrebbe schiaffeggiato il super-boss Lucky Luciano, è legato all’incertezza collegata al fatto se lo schiaffeggiatore fosse stato Vittorio Nappi o Pasquale Simonetti. Lo schiaffo sarebbe stato dato a Luciano da don Vittorio e non da Pascalone ‘e Nola; infatti, si narra che successivamente ci sia stato un intervento vendicatore di Simonetti, che avrebbe spaccato la testa a Nappi, disapprovando tale azione. In ogni caso, non si è appurato il motivo esatto di questo schiaffo, al di là del palese riferimento agli affari di contrabbando. Lucky Luciano, comunque, non ritenne opportuno reagire allo schiaffo. I rapporti personali e d’affari tra don Vittorio Nappi e Pascalone ‘e Nola continuarono anche dopo tale episodio, perché si ha notizia della partecipazione, agli inizi del 1953, sia di Simonetti che di Nappi, all’ultimo pranzo tenuto dal sindaco di Battipaglia, Lorenzo Rago, successivamente, scomparso nel nulla.

Il boss della NCO, Raffaele Cutolo, ha riconosciuto Vittorio Nappi – tale citazione è contenuta nel libro “il Camorrista”, scritto da Giuseppe Marrazzo nel 1983 – come suo unico maestro: «il mio Padrino, o Maestro di vita, don Vittorio Nappi, era davvero un uomo vero, unico e straordinario. […] Lui è stato il mio vero maestro». Raffaele Cutolo definì Vittorio Nappi come l’ispiratore della NCO, da lui inventata. Don Vittorio aveva uno studio nel centro di Scafati, sul Corso Nazionale, dove riceveva ogni giorno decine di persone e alle quali prestava assistenza e “dispensava consigli”. Per alcuni, questa sua attività sarebbe stata molto vicina alla rappresentazione de “Il Sindaco Del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo. Infatti, sembra che il protagonista dell’opera teatrale fosse ispirato proprio dal Nappi, conosciuto da Eduardo De Filippo nella trattoria che entrambi frequentavano, sotto Palazzo Donn’Anna, situato a Napoli, in località Mergellina. Don Vittorio Nappi, nell’immaginario camorristico rappresentava, come altri malavitosi della sua generazione, il mito del guappo, del riparatore di torti, o del ridistributore della ricchezza, cioè di un “criminale buono e altruista”, che non aveva le mani macchiate di sangue come, invece, è accaduto per la figura del boss Raffaele Cutolo, con la successiva contrapposizione alla Nuova Famiglia, dove il contrabbando di sigarette fu sostituito dal traffico internazionale di stupefacenti e i regolamenti di conti, a cui seguivano omicidi brutali e sanguinari, erano all’ordine del giorno. Indubbiamente, don Vittorio Nappi aveva un corredo criminale di tutto rispetto ed era un malavitoso che, però, aveva vissuto la sua esistenza rispettando quei vecchi codici d’onore della Vecchia Camorra, a cui si accompagnavano le summenzionate azioni eroiche contro i nazifascisti.

Don Vittorio Nappi morì per cause naturali, nell’ospedale Maresca di Torre del Greco, nel 1978: un’epoca – quella della seconda metà degli anni ’70 del XX secolo – che il vecchio guappo di Scafati non riconosceva più appartenere alla sua persona e ai suoi “principi”, per la recrudescenza delle azioni criminali di stampo mafioso, camorristico e terroristico di quegli anni. I funerali di don Vittorio Nappi furono celebrati a spese del Comune di Scafati, come riconoscimento per aver liberato la città di Scafati dai nazifascisti.

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