• Simona Di Lucia

Le società liquide ai tempi del Covid-19

Aggiornato il: giu 1


L’emergenza coronavirus, il susseguente lockdown e la quarantena, hanno imposto un arresto forzato alla società liquida[1]: i tempi di chiusura dettati dalla pandemia hanno privato i cittadini di alcune libertà fondamentali, contemplate nella nostra Carta costituzionale, e hanno impedito loro di muoversi, incontrarsi, riunirsi, abbracciarsi. Tuttavia, se l’avvento del coronavirus ha portato delle negatività nella sfera personale degli individui, ha anche permesso loro di “fermarsi” a riflettere su come si potesse utilizzare il tempo, che appare rallentato, quasi dilatato. Si sta vivendo una sorta di pausa di riflessione mondiale: il tempo e lo spazio appaiono quasi immobilizzati, in una sorta di “nuvola iperuranica”, dov’è possibile prendersi più tempo per la lettura, per lo studio e per la ricerca e dove, paradossalmente, la cultura ha tratto un indubbio beneficio da questo periodo di quarantena, imposto dal Covid-19.

In questi frangenti, il tempo risulta frastagliato in tante attività, scandite da movimenti lenti: si può avere un ritmo regolare senza per questo andare “meno velocemente”; a casa si riesce a pranzare in maniera meno frenetica, oppure è possibile bere un caffè in modo rilassato, senza la fretta di dover correre in ufficio, poiché si lavora in smart working.

L’individuo che vive ai tempi del coronavirus, deve abbandonare ciò che è superfluo e vivere l’hic et nunc, senza fermarsi troppo a compiere valutazioni sul passato o riflessioni sul futuro. Con questo nuovo tipo di relazionalità interpersonale, quasi claustrofobica, susseguente all’avvento della pandemia, anche le parole attinenti alle conversazioni forniscono delle “nuove maschere”, che una volta indossate, stabiliscono le “parti” e i ruoli che gli individui giocano nella società. La raffigurazione e l’autoraffigurazione dei partecipanti a questo nuovo tipo d’approccio interpersonale comportano nuovi metodi di socialità, che non potranno non influire, quando ci si troverà in una fase post-pandemica. Nel momento in cui la modernità liquida riprenderà il suo corso frenetico, ci saranno distanze di pensiero, fisiche e sociali, che determineranno nuove impostazioni di vita. Le persone, a volte, presentano un’alterata percezione del rischio, in quanto se da un lato cercano di cogliere tutte le ragioni che hanno condotto alla materializzazione di questa situazione di emergenza sanitaria, dall’altro cercano di effettuare un’analisi interna, proponendo una definizione di sé e dei propri comportamenti, rapportandosi ad un sistema di valori che è cambiato anche a causa del loro agire.

Ma cos’è, nel dettaglio, questa modernità liquida?

La “modernità liquida” è una modernità impetuosa, fatta di identità fugaci, cambiamenti rivoluzionari e transitorietà dei rapporti: tutto ciò è legato ad una società che irrimediabilmente trasforma gli esseri umani in un continuo divenire. In questo contesto di vita liquida, l’educazione gioca un ruolo essenziale: Bauman utilizza l’espressione “missili balistici”, per indicare un tipo di missili che si concentrano su un obiettivo fisso da inquadrare e colpire, senza possibilità di errore. I missili balistici, come i vecchi saperi, legati ad una cultura stabile, di carattere analogico, riproducevano ciclicamente una serie di informazioni e di nozioni che apparivano come universali e che dovevano “centrare” i propri obiettivi.

Con l’avvento di internet e delle nuove tecnologie della comunicazione, si è verificato un cambiamento rispetto allo scenario precedente, sovrapponendo, quand’anche sostituendo, in alcuni settori, la cultura analogica con quella digitale. I “missili intelligenti”[2] non focalizzano più la propria traiettoria su un obiettivo fermo, ma su obiettivi in movimento, seguendone i continui spostamenti e le imprevedibili direzioni. Il flusso di informazioni e di dati della contemporaneità sfugge a dogmi precisi e definiti: l’educazione, che fino a quasi tutto il ‘900 è stata ingabbiata in una serie di saperi fossilizzati, da trasmettere all’interno di istituzioni scolastiche ed educative in generale, oggigiorno si presenta in modalità digitale. L’educazione digitale ha “rotto i muri degli edifici”, divenendo “liquida” e immateriale, e ha esteso il suo raggio d’azione al “sistema mondo”: ne sono un esempio i nuovi mezzi di comunicazione digitale (social media), che, dopo l’avvento dell’era digitale, hanno allentato le distanze: la comunicazione non è più veicolata con metodi convenzionali. I cambiamenti prodotti dall’avvento della cultura digitale investono tanti settori, che in precedenza erano permeati dalla cultura analogica.

Lo sviluppo dell’insegnamento digitale, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, lo smart working, l’implementazione dell'e-commerce, impongono un ripensamento della realtà: si cristallizzano, così, nuovi modelli di vita e si ha l’esigenza di una riprogrammazione dei piani di lavoro.

I “missili intelligenti” di Bauman rappresentano una metafora indicativa per un’educazione che non può più essere legata al passato, ma dev'essere proiettata verso il futuro, in modo da poter agire in sinergia con l’universo liquido di nuovi saperi e nuovi tipi di dati ed informazioni. Tutto ciò porta con sé timori e angosce, perché il cambiamento produce insicurezze ed incognite, ma «le paure sono un compagno permanente della vita umana e appaiono in qualsiasi periodo storico. Non c’è una specificità a cui si riferiscono»[3]. Tali paure ed angosce sono mutevoli, come la stessa traiettoria dei “missili intelligenti”, i quali non hanno un bersaglio fisso verso cui indirizzarsi. In questo flusso pandemico, gli esseri umani appaiono impauriti e impotenti[4]: la pandemia ha generato maggiori timori e incertezze rimarcati da più indicatori sociali. La paura è un’emozione che assomiglia molto all’ansia, ma quel continuo ed opprimente senso di allarme, se non controllato, fa perdere lucidità: in tal modo, si creano atteggiamenti di panico o di ansia generalizzata.

In questo universo liquido, si muovono dati e informazioni eterogenei ed articolati, dove non è facile riscontrare un orientamento definitivo, ed è necessario, a volte, destreggiarsi in una serie di identità differenti, in uno spazio sociale sempre più dominato dalla “rete” in cui, alla perdita di quella “dimensione fisica”, corrisponde un avvicinamento alla tecnologia.

[1] Z. Bauman, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari 2000. [2] Z. Bauman, R. Mazzeo, Conversazioni sull'educazione, Erickson, Trento 2012. [3] Z. Bauman, Il demone della paura, Laterza, Roma-Bari 2014. [4] Z. Bauman, Paura liquida, Laterza, Roma-Bari 2018.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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Bauman Z., Mazzeo R., Conversazioni sull'educazione, Erickson, Trento, 2012.

Bauman Z., Il demone della paura, Laterza, Roma-Bari, 2014.

Bauman Z., L'arte della vita, Roma-Bari, Laterza, 2009.

Bauman Z., La società dell’incertezza, Il Mulino, Bologna, 1999.

Bauman Z., La solitudine del cittadino globale, Milano, Feltrinelli, 2000.

Bauman Z., Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari, 2000.

Bauman Z., Paura liquida, Laterza, Roma-Bari, 2018.

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Bauman Z., Voglia di comunità, Roma-Bari, Laterza, 2001.

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Marcuse H., L'uomo a una dimensione, Einaudi, Torino, 1999.

Riccio N., Schermi, finestre, cornici. L’esperienza mediale nel tempo digitale, Liguori Editore, Napoli, 2013.

Smelser N.J., Manuale di sociologia, Il Mulino, Bologna, 2011.

Sorice M., I media. La prospettiva sociologica, Carocci editore, Roma, 2006.

Wallerstein I., Alla scoperta del sistema mondo, Manifestolibri, Castel San Pietro Romano (RM), 2010.

Wallerstein I., La retorica del potere. Critica dell’universalismo europeo, Fazi Editore, Roma, 2007.

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Simona Di Lucia

Criminologa Investigativa e Forense

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