• Simona Di Lucia

Criminal Profiling: Alfredo Astiz, l’angelo sterminatore di Mar de la Plata


Alfredo Astiz è un ex ufficiale argentino, nato a Mar del Plata l’8 novembre del 1951: il Capitano dell’Armata della Repubblica Argentina, che è stato tra i più stretti collaboratori dell’ammiraglio Massera, si è macchiato di numerosi crimini contro l’umanità.

L’ex ufficiale ha fatto parte del “Grupo de Tareas 3.3.22” (GT322), che aveva come base l’ESMA. Il “GT322” realizzava sequestri di persone che venivano portati all’ESMA: si tratta dei cosiddetti “desaparacidos”, prelevati arbitrariamente dalle proprie abitazioni o da altri luoghi, come le università, le associazioni o le chiese, dalla polizia militare argentina e portati all’ESMA, che era la Scuola di Meccanica della Marina, riadattata a carcere clandestino, dove venivano sottoposti a torture fisiche o psicologiche, oltre che a violenze sessuali.

Si stima che in quei luoghi di “rieducazione militare” furono detenute illegalmente, circa 5.000 persone, delle quali sono sopravvissute meno del 5%. Il modus operandi utilizzato per far sparire queste persone, eliminando quindi gli oppositori al regime, era quello di sedarle e, successivamente, caricarle su aerei militari, dai quali venivano lanciate nell’oceano Altantico, al largo del Rio della Plata.

Alfredo Astiz è stato uno dei più feroci torturatori ed esecutori materiali di brutali omicidi, come quello di Dagmar Hagelin, una studentessa diciassettenne che aveva la doppia cittadinanza, argentina e svedese, che fu prima ferita gravemente, a colpi di pistola, dallo stesso Astiz e, successivamente, rinchiusa nel cofano di un taxi, requisito dai militari, per poi scomparire nel nulla, in un centro di detenzione militare.

Nel corso della dittatura argentina, Astiz ebbe il compito di infiltrarsi, sotto copertura, con l’identità fittizia di Gustavo Niño, nelle organizzazioni per i diritti umani; in particolare, Astiz ebbe un ruolo decisivo nello scioglimento dell’associazione “Madri di Plaza de Mayo”, dove conquistò la fiducia e l’affetto dei suoi componenti, tanto da suscitare l’emozione e la preoccupazione delle due suore francesi, Alice Domon e Léonie Duquet, che durante la loro detenzione si preoccupavano della sorte di quel Gustavo Niño, che credevano scomparso, in qualche luogo di tortura dell’esercito.

Le due religiose, in realtà, ignoravano che quell’angelo biondo, dagli occhi celesti e dal sorriso smagliante, era stato il principale artefice del loro arresto e sarebbe stato, successivamente, il loro boia. È proprio vero che (come recita un noto proverbio latino) “nullum crimen, nulla poena, sine lege” (nessun reato, nessuna pena, senza legge): Alfredo Ignacio Astiz, da giovane e brillante militare, che aveva scalato in breve tempo posizioni su posizioni, all’interno della Marina militare argentina, si trasformò in uno spietato assassino seriale, che paradossalmente agiva in una «legalità di Stato», garantita impunemente dalla dittatura argentina, capeggiata dal generale Jorge Rafael Videla, che divenne il 42º presidente dell'Argentina tra il 1976 e 1981, con un colpo di Stato militare dalle modalità brutali ed antidemocratiche.

La dittatura proseguirà anche dopo la deposizione di Videla, ad opera del Capo di Stato maggiore dell’esercito, Roberto Eduardo Viola, a cui successero altri militari, fino al ripristino della democrazia, sotto la pressione crescente del popolo, a seguito della sconfitta della guerra delle Falkland, contro il Regno Unito. Nei sei anni di dittatura, dal 1976 al 1983, Astiz ed altri “criminali seriali legalizzati”, poterono operare impunemente applicando nuovi metodi di tortura non convenzionali, che andavano ad incidere sulla mente e sul corpo delle persone; tali innovativi metodi di tortura si erano sostituiti, negli anni ’70 del XX secolo, ai vecchi metodi di sevizie. I militari, Astiz in testa, applicavano pinze elettriche sul corpo dei prigionieri, irrorandoli d’acqua su lettini o sedie di tortura, in modo che le scosse provocate dai macchinari fossero persuasive, al fine di ottenere convincenti testimonianze e deposizioni, atte a scovare i complici dei presunti sobillatori. Astiz ha goduto di impunità e coperture, per tanti anni: la stessa premier inglese, Margaret Thatcher, che sconfisse, nel 1982, tra aprile e giugno, nella guerra delle Falkand, la marina militare argentina, con una marina militare inglese meglio organizzata e strategicamente superiore, negò l’estradizione di Astiz, che Francia e Svezia avevano chiesto. La “lady di ferro” si appellò alla Convenzione di Ginevra, per negare la sua estradizione, per poi riconsegnare Astiz allo Stato argentino. Si dovette aspettare il 2003 perché le “Madri di Plaza de Mayo” potessero, finalmente, avere giustizia: in tale anno il Presidente argentino, Néstor Kirchner, annullò l’immunità garantita ai crimini perpetrati dai “guerrieri sporchi” nella transizione verso il governo democratico.

In conseguenza di ciò, Astiz venne processato in Argentina, senza effettuare l’estradizione in Francia: la prima sentenza fu emessa nella data del 26 ottobre 2011, dove venne condannato all’ergastolo, assieme ad altri undici funzionari di polizia, mentre, altri quattro funzionari furono condannati a pene comprese tra i 18 e i 25 anni di carcere.

La giustizia argentina, il 29 novembre 2017, ha pronunciato una seconda condanna all’ergastolo per Astiz, che è stato riconosciuto colpevole per i fatti verificatisi all’ESNA.

Nell’anno 2008, Astiz era stato condannato definitivamente ad un altro ergastolo, ad opera della Corte di cassazione italiana, per la sparizione e l’omicidio di tre italo-argentini, tra cui Angela Maria Aveta. Indubbiamente, «l’angelo sterminatore dell’Argentina» ha lasciato, negativamente, una traccia indelebile: tanta brutalità disumanità hanno portato a riflettere l’opinione pubblica, esponenti di scienze forensi, giuristi, capi di Stato e cittadini comuni, su come non ci sia limite alla barbarie umana e ai metodi distruzione di massa che menti perverse, come Astiz o come Videla, hanno applicato sulle loro cavie, per i loro esperimenti di tortura e finalizzati all’eliminazione di massa.

Il genocidio avvenuto in Argentina, in soli 7 anni di dittatura militare, come quello avvenuto in Cile, ad opera di Pinochet, o ancora l’olocausto cambogiano, applicato dal dittatore comunista Pol Pot, stanno a dimostrare che non bisogna mai abbassare la guardia verso la difesa dei diritti di democrazia e di libertà, che devono essere realmente e autenticamente universali.

69 visualizzazioni

Simona Di Lucia

Criminologa Investigativa e Forense

© Federica Lamagra. All rights reserved

  • Facebook - cerchio grigio
  • LinkedIn - cerchio grigio
  • Twitter - cerchio grigio
  • Instagram - Grigio Cerchio