• Simona Di Lucia

Le infiltrazioni criminali ai tempi del Covid-19


In questo periodo di emergenza sanitaria, che il mondo intero sta vivendo, vi è un doppio rischio: da un lato, la paura del contagio e, dall’altro, la facilità di infiltrazioni criminali e di comportamenti illeciti, da parte delle mafie.

La criminalità organizzata approfitterà di questo periodo di pandemia, per estendere i suoi tentacoli sulle aziende, allo scopo di intercettare finanziamenti pubblici e di taglieggiare gli imprenditori che in questo arco temporale pandemico, hanno bisogno di liquidità. A marzo del 2020, c’è stato un incremento dei reati connessi all’usura, corrispondente a +9,1% rispetto ai dati dell’anno 2019[1].

Nei momenti di maggiore difficoltà, le maglie del tessuto sociale possono diventare maggiormente permeabili, perciò tutto questo potrebbe corrispondere ad un periodo propizio, ai fini del rafforzamento del welfare mafioso.

Il business mafioso, oggigiorno, ha cambiato pelle: il modus operandi delle mafie è mutato, in quanto non si è più in presenza di un’azione violenta, intimidatoria e predatoria, corrispondente a condotte delle mafie che operavano negli anni ’60, ’70, ’80 e ‘90 del XX sec., ma siamo in presenza di uno scenario completamente rivoluzionato rispetto a quello precedente. La mafia tradizionale è stata sostituita da una vera e propria “holding del crimine”[2].

Oggi, si punta su un’attività di “ripulitura” del denaro sporco (introiti delle attività criminali), per poi reintrodurre i soldi “lavati” nell’economia legale, a cui si accompagnano fenomeni corruttivi per aggiudicarsi appalti pubblici, o accaparrarsi posti all’interno di comitati direttivi di importanti aziende.

I metodi di infiltrazione mafiosa si possono sostanziare in due principali modalità:

1- nell’avvicinamento e nell’acquisizione di società preesistenti, spesso in difficoltà economiche;

2- nella costituzione di società ad-hoc, per approfittare di opportunità di business di carattere economico e finanziario, offerte dalla new economy (ad esempio, la partecipazione a gare d’appalto, oppure l’inserimento negli interstizi economici della rete).

Il welfare mafioso si avvale di soggetti che fanno da prestanome (le cosiddette “teste di legno”), scelti nella cerchia di familiari, conoscenti, professionisti compiacenti, oppure imprenditori collusi che sono organici ai gruppi criminali; l’utilizzo di normative a maglie larghe, che caratterizzano i paesi off-shore, permette ai grandi evasori di depositare importanti capitali, sottratti ai controlli del fisco italiano; sempre nell’ambito di tali aggiramenti ai danni del fisco, si inserisce l’uso di specifiche strategie finanziarie e di corporate governance, con modalità che consentono il cambio frequente di ragione sociale e di sede legale, oppure la cessione di rami aziendali (la cosiddetta “fusione inversa”).

Il money laundering per riciclare denaro segue il modello classico di aziende infiltrate, allo scopo di riconvertire i proventi illeciti: esso rappresenta ancora il modello prevalente, soprattutto, nel settore della ristorazione nonché in quello dell’edilizia.

Molte attività commerciali sono dei paraventi, per riciclare denaro di provenienza illecita; all’interno delle stesse operano i white collar della criminalità[3]: persone affermate e considerate rispettabili. “Professionisti della corruzione”, che ripuliscono la moneta, per renderla fruibile per tutta una serie di “attività legalizzate”. Da qui, il ricorso al denaro contante facilita il compito di questi soggetti, che eludono le operazioni di sequestri e confische, attuate dallo Stato.

Con la “ripresa”, a seguito del D.P.C.M. del 26 aprile 2020, che si lega alla “Fase 2”, nell’ambito del coronavirus, ciò che manca è una sostanziale “liquidità economica”, il cui deficit è stato provocato dalla crisi finanziaria prodotta dalla pandemia: questa situazione può favorire le organizzazioni criminali, in un periodo che racchiude ancora molte incognite.

I consorzi criminali, cogliendo le difficoltà del momento storico che stiamo vivendo, potranno “mettere in circolo” denaro di provenienza illecita, che sarà finalizzato ad implementare un circuito di nuovi investimenti, su tutta una serie di attività. In mancanza di soldi e mezzi tecnici statali, regionali, provinciali e comunali, commercianti, industriali, artigiani e tutta una serie di individui, appartenenti a differenti categorie sociali, saranno costretti a rivolgersi ad organizzazioni criminali, per sopperire all’assenza di aiuti pubblici. In questo scenario, la mafia si inserirà abilmente, sostituendosi allo Stato. Il business criminale, quindi, si focalizzerà nell’individuazione di quelle aziende che si troveranno in una maggiore difficoltà ed avranno bisogno, quindi, di una liquidità più ampia.

I corsi e i ricorsi storici rappresentano una costante: la ristrutturazione delle menti degli individui e dei contesti sociali, generata a seguito dell’avvento del Covid-19, sembra direttamente proporzionale all’approccio teorico dei sociologi della Scuola di Chicago, che si costituiva intorno all’idea di cambiamento sociale, e, in particolare, di disorganizzazione sociale[4]; infatti, sia nel 1914, negli Stati Uniti d’America – data a cui risale la nascita ufficiale della Scuola, in un periodo di cambiamenti storici epocali –, sia nel 2020, trasversalmente alle varie aree geografiche del pianeta – a seguito della pandemia –, la vita nelle città, appare profondamente trasformata, rivoluzionata, rimodellata: come in un gioco di specchi, le interazioni reciproche e la vita quotidiana si sovrappongono e si frammentano, avvolte dallo stesso torpore[5] che offuscava il giovane Narciso[6].

[1] Fonte: Dati del Ministero dell’Interno (https://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/andamento_della_delittuosita_2020.pdf)

[2] E. Ciconte, Storia criminale. La resistibile ascesa di mafia, ‘ndrangheta e camorra dall’Ottocento ai giorni nostri, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2008; G. Flamini, La banda della Magliana. Storia di una holding politico-criminale, Kaos, Milano 2002. [3] E. H. Sutherland, White Collar Crime, Holt, Rinehart & Winston, New York 1949. [4] A. Coulon, L'École de Chicago, Presses universitaires de France, «Que sais-je ?», Paris 1997. [5] Il mito greco di Narciso riguarda direttamente un determinato aspetto dell’esperienza umana, come dimostra la provenienza del nome stesso, dal greco narcosis, che significa torpore. Il giovane Narciso scambiò la propria immagine riflessa nell’acqua per un’altra persona e questa estensione speculare di sé stesso attutì le sue percezioni sino a fare di lui il servomeccanico della propria immagine estesa o ripetuta. [6] McLuhan M., Gli strumenti del comunicare: Mass media e società moderna, Il Saggiatore, Milano 2002, p. 51.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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Becchi A., Rey G. M., L’economia criminale, Laterza, Bari, 1994.

Bini M., Il polimorfismo dell’impresa criminale, in A. Bertoni (A C. Di), La criminalità come impresa, EGEA, Milano, 1997.

Ciconte E., Storia criminale. La resistibile ascesa di mafia, ‘ndrangheta e camorra dall’Ottocento ai giorni nostri, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2008.

Coulon A., L'École de Chicago, Presses universitaires de France, «Que sais-je ?», Paris, 1997.

Di Gennaro G., Marselli R., Primo rapporto sulla criminalità e sicurezza a Napoli, FedOAPress Editore, Napoli, 2015.

Donato L., Saporito A., Scognamiglio A., Aziende sequestrate alla criminalità organizzata: Le relazioni con il sistema bancario (Occasional Papers No. 202), Roma, 2013.

Fantò E., L’impresa a partecipazione mafiosa. Economia legale ed economia criminale, Edizioni Dedalo, Bari, 1999.

Flamini G., La banda della Magliana. Storia di una holding politico-criminale, Kaos, Milano, 2002.

Sutherland E. H., White Collar Crime, Holt, Rinehart & Winston, New York, 1949.

McLuhan M., Gli strumenti del comunicare: Mass media e società moderna, Il Saggiatore, Milano, 2002.

Riccardi, M., When criminals invest in businesses: Are we looking in the right direction? An exploratory analysis of companies controlled by mafias. In Calderoni F., Caneppele S. (A C. Di), Organized crime, corruption and crime prevention. Essays in honor of Ernesto U. Savona, Springer, New York, 2014.

Sciarrone R. Mafie vecchie, mafie nuove: Radicamento ed espansione, Donzelli, Roma, 2009.

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Simona Di Lucia

Criminologa Investigativa e Forense

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